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PEELING CON ACIDO PIRUVICO:
VANTAGGI E SVANTAGGI RISPETTO ALL’USO DI ALTRE SOSTANZE ESFOLIANTI
Ghersetich I, Brazzini B, Lotti T
Dipartimento di Scienze Dermatologiche Universita' degli Studi di Firenze
Articolo estratto dalla rivista
DERMATOLOGIA AMBULATORIALE, n. 1-2001, Organo Ufficiale
dell’Associazione Italiana Dermatologi Ambulatoriali.
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Il peeling chimico consiste nell’applicazione di una o piu' sostanze
esfolianti sulla pelle con conseguente distruzione e successiva
rigenerazione di porzioni dell’epidermide e/o del derma. A seconda della
profondita' di azione delle diverse sostanze che possono essere impiegate
e' possibile determinare modificazioni della pelle attraverso tre
meccanismi:
1. diminuzione della coesione tra
corneociti e cheratinociti contigui degli strati superficiali
dell’epidermide con rimozione dello strato corneo e conseguente
stimolazione della crescita epidermica;
2. distruzione specifica e asportazione di strati epidermici (e dermici)
piu' profondi con conseguente rigenerazione di tessuto
"normale";
3. induzione di una reazione infiammatoria a livello del derma con
liberazione di mediatori della flogosi che stimolano la produzione di
fibre collagene e di sostanza fondamentale.
I peeling chimici possono essere
classificati in base alla loro profondita' di azione in peeling
superficiali, medi e profondi. Il livello di profondita' dipende sia dal
tipo di sostanza impiegata che dalla sua concentrazione e dal tempo di
applicazione. Maggiore e' la profondita' di azione della sostanza
impiegata e piu' evidente sara' il risultato che ci si potra' aspettare,
ma maggiore sara' anche il rischio di complicanze post-peeling (1).
CARATTERISTICHE GENERALI DELL'ACIDO
PIRUVICO
L’ acido piruvico (2) e' un
a-chetoacido a tre atomi di carbonio che si differenzia dagli a-idrossiacidi
(ed in particolare dall’acido lattico) per la presenza di un gruppo
chetonico al posto di quello idrossilico (CH3-CO-COOH). L’acido piruvico
si converte nel suo a-idrossiacido corrispondente (acido lattico
CH3-CHOH-COOH) e viceversa, ma la presenza del gruppo chetonico gli
conferisce proprieta' particolari come ad esempio una potenza maggiore
quando viene utilizzato nei peeling chimici. Infatti, il pKa (logaritmo
della costante di dissociazione di un acido, cioe' il valore che esprime la
potenza dell’acido stesso) dell’acido piruvico (pKa = 2.89) e' piu'
basso rispetto a quello dell’acido glicolico (pKa = 3.83) e quindi dal
momento che piu' basso e' il pKa, piu' forte e' l’acido, l’acido
piruvico e' un acido piu' forte dell’acido glicolico. In concentrazioni
superiori al 50% l’acido piruvico risulta essere molto potente e puo'
penetrare rapidamente in profondita'. La potenza dell’acido piruvico viene
modificata dalla natura chimica del solvente, ed in particolare dal
bilanciamento fra il contenuto in acqua, in grado di ridurne la potenza, e
il solvente stesso. L’acido piruvico puo' essere pertanto utilizzabile in
concentrazioni piu' basse (50%) per tempi brevi (1-2 minuti) per effettuare
peeling superficiali. Qualora si applichino piu' strati per tempi piu'
lunghi (> 2-3 minuti) e' possibile anche per concentrazioni piu' basse
(intorno al 50%) avere "frosting", cioe' lo sbiancamento della
pelle che indica la penetrazione a livello del derma papillare. L’utilizzo
dell’acido piruvico in concentrazioni superiori al 50% (in genere
sconsigliabili oltre il 70% perche' la sostanza puo' provocare necrosi e
cicatrici) puo' essere reso piu' maneggevole dal bilanciamento tra contenuto
di acqua e solvente e se la formulazione clinica risulta adeguata e'
possibile effettuare peeling di media profondita' in assenza di rischi ed
effetti collaterali.
L’azione topica dell’acido piruvico si esplica a livello sia
dell’epidermide che del derma papillare e dei follicoli pilo-sebacei. In
particolare, l’acido piruvico provoca una diminuzione della coesione dei
cheratinociti adiacenti, con conseguente distacco dei corneociti e
assottigliamento dello strato corneo. Aumentando la concentrazione l’acido
penetra piu' profondamente fino a provocare un distacco dermo-epidermico e a
produrre una stimolazione a livello dermico con sintesi di nuove fibre
collagene, elastiche e glicoproteine. Da uno studio condotto da Moy et al.
(3) su biopsie ottenute da pelle trattata con diversi agenti per peeling
chimici (acido glicolico, acido lattico, acido piruvico, fenolo, acido
tricloroacetico e soluzione di Baker-Gordon) e' stato dimostrato che
l’infiltrato infiammatorio e la necrosi dermica provocate
dall’applicazione di acido piruvico erano paragonabili a quelle indotte da
acido glicolico e lattico, mentre il rimodellamento dermico era paragonabile
a quello ottenuto dopo applicazione di acido tricloroacetico.
Da un punto di vista clinico l’acido piruvico risulta piu' accettabile per
il paziente in quanto induce un eritema fugace senza provocare la comparsa
dell’intensa pigmentazione brunastra tipica dell’acido tricloroacetico.
L’acido piruvico ha mostrato di avere oltre alla capacita' dermoplastica e
cheratolitica anche proprieta' sebostatiche e antimicrobiche. In virtu' di
tali capacita' il suo impiego e' indicato in caso di photoaging, rughe
superficiali, iperpigmentazioni localizzate, cheratosi attiniche,
discheratosi e ipercheratosi circoscritte, dermatite seborroica, acne in
fase attiva ed esiti cicatriziali di lieve entita' (4,5). |

Acne volgare del volto, prima del peeling con
acido piruvico |

24 ore dopo il peeling con acido piruvico |

Post-peeling con acido piruvico |
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MODALITA' D'USO
E’ consigliabile effettuare una
preparazione di circa due settimane prima del peeling con acido piruvico
utilizzando creme a base di acido retinico, a-idrossiacidi e acido
piruvico stesso. Prima di procedere all’applicazione del peeling e'
opportuno effettuare lo sgrassamento della pelle con alcol o acetone per
rimuovere il film idro-lipidico e consentire una piu' profonda e
omogenea penetrazione dell’agente esfoliante.
L’applicazione dell’acido piruvico, in concentrazioni variabili tra
il 40 e il 50%, puo' essere effettuata con una spazzolina, un
cotton-fioc o con una garza. Una volta che l’acido e' stato applicato
sull’intera superficie da trattare e' opportuno attendere da alcuni
secondi a pochi minuti per individuare la comparsa di un intenso, ma
fugace eritema, o, talvolta, la comparsa di un "frost" (che si
manifesta con lo sbiancamento della zona) che indica l’avvenuta
epidermolisi. Durante l’applicazione dell’acido piruvico i pazienti
possono lamentare una sensazione di bruciore, anche intenso, che
scompare rapidamente. |

acne volgare del volto prima del peeling con acido
piruvico |

Post-peeling con acido piruvico |
E’ opportuno utilizzare a tale
scopo un piccolo ventilatore portatile per minimizzare gli effetti
indesiderati sia per il paziente che per l’operatore.
L’acido piruvico viene quindi neutralizzato con una sostanza a pH
alcalino, in genere soluzione di bicarbonato di sodio, seguito
dall’applicazione di una crema lenitiva ed idratante.
Nei giorni successivi al peeling ci puo' essere una lieve desquamazione
e molto raramente delle iperpigmentazioni circiscritte e transitorie. I
vapori emessi dall’acido sono pungenti e talvolta possono essere
irritanti per le mucose congiuntivale e respiratoria.
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POST-PEEL CARE
Se il paziente non presenta segni
di irritazione, eritema o abrasione dopo il peeling e' sufficiente
astenersi dall’applicazione di creme agli a-idrossiacidi per 2-3
giorni e continuare l’applicazione di creme lenitive e idratanti. Se
invece il paziente presentasse un intenso eritema o la comparsa di
abrasioni e' consigliabile applicare un antibiotico locale sottoforma di
unguento ed eventualmente una crema cortisonica contenente steroidi non
fluorurati.
In tutti i casi e in tutte le stagioni e' consigliabile evitare
l’esposizione al sole e far applicare nella settimana successiva al
peeling una crema con schermo solare totale.
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COMPLICANZE
Le complicanze di piu' frequenti con questo tipo di
peeling sono:
1-modificazioni pigmentarie (iperpigmentazioni transitorie, soprattutto
in pazienti con fototipo scuro);
2-infezioni (in particolare riattivazioni di infezioni da herpes simplex
1).
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Photoaging del volto prima del peeling con acido
piruvico |

Post-peeling con acido piruvico |
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PEELING CON ACIDO PIRUVICO VS
PEELING CON ACIDO TRICLORO, ACIDO GLICOLICO E ACIDO SALICILICO
Il peeling con acido
tricloroacetico (TCA) e' sicuramente il peeling piu' efficace per esiti
cicatriziali, rughe e macchie cutanee. Tuttavia, il peeling con tale
sostanza risulta talvolta impegnativo per i pazienti poiche' comporta
una pigmentazione rosso-brunastra intensa, con desquamazione molto
evidente e richiede una degenza a casa di circa 1 settimana. Inoltre i
pazienti devono eseguire correttamente le medicazioni ed astenersi
dall’esposizione alla luce ultravioletta fino a 6 mesi dal peeling.
Nel caso del peeling con acido piruvico la compliance con il paziente e'
migliore poiche' in genere l’effetto sulla pelle secondario al peeling
e' quello di un intenso, ma fugace eritema, ed eventualmente zone molto
circoscritte di pigmentazione brunastra, in genere ben mascherabili con
i cosmetici (6,7,8,9).
Per quel che riguarda il confronto fra i risultati tra peeling con acido
piruvico e TCA, benche' esistano studi che evidenziano una equivalenza
di efficacia tra le due sostanze sul rimodellamento del collagene, manca
al momento una studio comparativo completo che consenta di stabilire
l’esatto effetto di queste due sostanze sul "photoaging". Di
sicuro l’esperienza clinica suggerisce che l’acido piruvico risulta
meno efficace del TCA sulle lentigo senili, o quanto meno che sono
necessarie piu' sedute per ottenere lo stesso risultato.
L’acido piruvico, specialmente in concentrazioni dal 40 al 50% si e'
dimostrato piu' maneggevole e molto meno imprevedibile rispetto
all’acido glicolico al 70%; purtroppo l’acido glicolico e' stata una
sostanza molto commercializzata e la coesistenza sul mercato di
formulazioni diverse come pH o come veicolo a parita' di concentrazione
ha favorito la comparsa di effetti secondari quali iperpigmentazioni o
addirittura reazioni cicatriziali. L’acido glicolico puo' penetrare
attraverso il follicolo pilosebaceo e provocare "frosting
puntiformi" che, specialmente se sottovalutati come si puo' essere
portati a fare nell’eseguire un peeling "ritenuto"
superficiale, possono dare frequentemente esiti ipercromici.
Inoltre, il peeling con acido piruvico risulta molto piu' efficace
dell’acido glicolico al 70% nel trattamento del photoaging e
nell’indurre la rigenerazione del collagene.
L’acido salicilico, che risulta essere una sostanza molto maneggevole
per l’operatore e ben tollerata dai pazienti, e' stato finora
considerato il peeling piu' indicato nell’acne superficiale e nelle
pelli seborroiche, e puo' risultare inoltre utile nel ridare luminosita'
o nel migliorare la texture della pelle, ma non sono mai stati
dimostrati effetti specifici sulla neoproduzione di fibre collagene ed
elastiche (7,9).
CONCLUSIONI
Il peeling con acido piruvico, a
concentrazioni variabili dal 40 al 50% con un rapporto bilanciato
solvente/acqua, a nostro avviso rappresenta un peeling ben tollerato dai
pazienti, con effetti infiammatori molto lievi nel periodo post-peeling
e basso rischio di complicanze.
Buoni risultati sono stati ottenuti nel trattamento di acne in fase
attiva grazie all’azione seboregolatrice ed anti-microbica di questo
agente. Infatti, sedute ravvicinate (ogni 15 giorni) permettono di
ridurre l’aspetto oleoso della pelle dei pazienti, di conferire
luminosita' alla cute e di bloccare la comparsa di nuove papulo-pustole.
Nel photoaging il peeling con acido piruvico, con sedute ripetute ogni
20 giorni, permette di restituire luminosita' al volto e grazie alla sua
azione schiarente di omogeneizzare la pigmentazione cutanea; questo tipo
di peeling e' inoltre capace di stimolare la stintesi di fibre collagene
ed elastiche a livello dermico migliorando la texture cutanea.
Una valutazione comparativa effettiva tra le varie sostanze esfolianti
e' al momento difficile in assenza di studi controllati completi: tale
valutazione si basa soprattutto sul favorevole rapporto efficacia
clinica e buona compliance del paziente.
Bibliografia
1. Ghersetich I, Teofoli P,
Gantcheva M, Ribuffo M, Puddu P. Chemical peeling: how, when, why?
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Palminteri;, R. Scerrato, T. Lotti, M. Brai. Casa Editrice Mattioli
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9. Ghersetich I, Teofoli P, Ribuffo M, Lotti T. Chemical peelings..Eds.
A.D. Katsambas, T.M. Lotti Springer 1999 ,pp 645-656.
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